Non serve scendere, meglio fare un balzo dal sedile posteriore al posto di guida

Non possiamo scendere da questo mondo, dobbiamo restarci a bordo anche solo per vedere che cosa sta per succedere. E’ normale a questo punto non capirci più niente e rimanere, attoniti, a guardare i giri di valzer, i passi di minuetto e le sfogate di rap chiedendoci che senso abbia mai tutto quello che sta avvenendo.

A tratti ci sembra una follia che l’umanità sia così polarizzata su un conflitto di credenze, da un lato ansia, stress, violenza, aggressività, lotta, guerre, sopraffazione, potere, inganno, tradimento e dall’altro pace, amore, ritorno alla natura, rispetto per ogni essere vivente, aumento di consapevolezza, sviluppo della coscienza. Ma non é follia, sappiamo bene che quello tra luce e buio non é un conflitto ma un accordo perché nella luce si nasconde sempre un seme di buio e nel buio un seme di luce. Dalla notte nasce il giorno e dal giorno la notte, dalla sistole la diastole e viceversa,lo yang si evolve in yin e lo yin si evolve in yang dando vita a quel movimento ciclico ininterrotto che é la vita. E questa apparente contraddizione altro non é che uno stimolo per l’umanità che forse é sul punto di risvegliarsi ad un più alto livello di valori.

A tratti ci sembra una follia ogni decisione avventata in ogni campo e in questi tempi il campo politico sembra fare stragi al buon senso con un carosello di  nonsense che si intrecciano, si sovrappongono, si moltiplicano. Ma non é follia, é l’ovvio risultato di un alternarsi di versioni del mondo, ognuna delle quali ha il suo perché visto che ogni versione possibile é quella stazione radio su cui ognuno ha scelto di sintonizzarsi.

C’é chi sta vivendo sintonizzato sulla paura e sceglie per fuggire, chi vive sintonizzato sulla responsabilità e sceglie per cercare. E poi c’é chi non sceglie affatto perché ancora non sa che ha il potere di farlo. Ma vive dormendo e si perde l’opportunità di vagare tra le infinite possibilità, limitandosi a farsi vivere, rinunciando a desiderare quello che ancora non c’é, accontentandosi di quello che gli fanno credere che ci sia. E così non può darsi da fare per conquistare quello che ancora manca e si limita a vivere in cantina pur avendo a disposizione una casa di molti piani, una intera città ed una serie di mondi possibili. Guarda dal basso, quando guarda, e vede soltanto il portone della casa di fronte e pensa che quello sia tutto l’unico  mondo possibile in alternativa al suo. E sogna di poterci un giorno entrare ma non fa nulla per uscire da lì perché, in fondo, lì ha tutto quello che gli serve, un letto, una cucina e una televisione. E magari anche qualcuno da amare. E poi non fa nulla per uscire anche perché se ne dimentica, non riesce a mantenere costantemente viva la sua consapevolezza, il suo desiderio. Che rimane tale senza mai diventare azione. Poi, forse, un giorno si sveglierà, magicamente si accorgerà di essere stato semplicemente uno degli inquilini delle tante cantine e inizierà ad odiare ogni cantina, ad odiare le scale che lo separano dal marciapiede ma a fatica riuscirà a guadagnarsi il sole. E si accorgerà che quel portone non é l’altra metà del mondo ma é uno dei tanti portoni che di nuovo potrebbero riportarlo in cantina e lo odierà, dopo averlo idolatrato come l’altra unica scelta possibile. E vedrà che esistono altre vie, altre piazze, i tram, le automobili , i treni e altre città, gli aerei e altre nazioni. E odierà tutto quello che incontra e disubbidirà ad ogni regola perché, se vorrà salvarsi, dovrà prendere le distanze da tutto quello che aveva creduto di essere. E si lascerà alle spalle tutti i vecchi programmi, le vecchie credenze, lasciando dissolvere l’immagine di schiavo che aveva di sé e tutta la sua impotenza, ogni azione meccanica e ripetitiva.  E si dimenticherà di quello che é stato. E si accorgerà che tutte le sue cellule stanno ascoltando tutti i suoi pensieri e si chiederà come può trovare nuove soluzioni e cercherà di metterle in atto. E si metterà finalmente alla guida della sua automobile facendo un balzo dal sedile posteriore e inizierà a creare il suo presente, creando e fallendo, creando di nuovo e di nuovo cercando. E si piacerà, finalmente si piacerà perché vivere per tutta la vita dentro alla pelle di una persona che si detesta é una follia. E piacendosi scoprirà che esistono anche gli altri perché incomincerà ad accorgersi che nel suo sangue scorrono emozioni, vortici di energia e sentimenti. E inizierà a vagare lungo i fili invisibili che lo collegano ad ogni altro e a scoprire che se fa lo sgambetto al suo vicino anche lui presto cadrà perché quel filo che li tiene uniti lo trascinerà a terra. E si accorgerà che quel filo si snoda anche incurante dello Spazio e del Tempo e porta mutamenti repentini e nuove intuizioni, flash improvvisi. E capirà di non essere solo. E capirà che nessuno di noi é neutro per la vita di un altro ma può fare la differenza per chiunque.

A questo punto si sarà risvegliato e non sceglierà più per fuggire ma per cercare. Allora, forse, potrà anche votare. Chissà.

Un pensiero riguardo “Non serve scendere, meglio fare un balzo dal sedile posteriore al posto di guida”

  1. Cara Susanna, hai scritto molto bene. Confronto spesso questo periodo con i nostri anni ’70 e credo che quello che abbiamo del tutto perso, o che è andato perso (fatico a trovare il soggetto) è l’energia. Siamo passivi, prendiamo tutto quello che ci viene addosso come se non potessimo afferrarlo e lanciarlo lontano da noi. Ed è così a livello globale, pensa un po’

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