Arcimboldo, Le Jene e noi, gioiosi inquieti decadenti pieni di semi

Un ragazzo sfregia una professoressa, un genitore aggredisce un professore, un professore ricatta sessualmente un’allieva, si consuma bullismo tra i banchi, ogni diversità viene perseguitata e insultata e oltraggiata, insegnanti maltrattano bambini alla scuola materna..e la lista di quello che sta avvenendo nella scuola potrebbe andare avanti.

Pensando a tutto questo mi viene in mente un quadro di Arcimboldo, “Il cuoco” che, osservato da un certo punto di vista, mostra delle pietanze sul vassoio e, da un altro punto di vista mostra il viso un po’ inquietante di un uomo. Analizzando questo pittore spesso parlano di gioco, di scherzo, di scelta burlesca  ma ,indubbiamente, anche negli altri suoi quadri quella che prevale é l’inquietudine.

E’ vero, quello che sta succedendo ovunque e quindi anche nelle scuole é lo scatenarsi di una inaccettabile violenza che, bagnata di apparente qualunquismo e menefreghismo, é ancora più inaccettabile di quando la molla che la scatena é un ideale. Questo della inaccettabilità é il punto di vista più ovvio che nessuno, credo, potrebbe negare.

Ma quel quadro di Arcimboldo, visto sottosopra mostra ben altro. Anche tutta la situazione nella scuola e altrove, meditata da un altro punto di vista mostra ben altro. E il viso del cuoco in Arcimboldo non ha l’espressione serena  di un uomo che gioca, ride e prende in giro, non sembra che si stia divertendo a girare tutto sottosopra. Non é una puntata di “Scherzi a parte” quella che stiamo vivendo. Mi ricorda di più un servizio delle Jene la nostra vita oggi. Dobbiamo stare tutti all’erta, é sotto osservazione quello che facciamo, quello che diciamo, quello che scriviamo. Un vaffanculo di un ragazzo al professore, un tempo gesto estremo punito ma sotto sotto accettato perché spesso detto per protesta, per provare ad affermare se stesso e la propria adolescenza, oggi si trasforma. Diventa un accoltellamento fatto per mancanza di coinvolgimento nella propria vita e in quella degli altri.,per assenza dalla propria realtà e da quella del mondo. Un professore che un tempo si poteva innamorare di un’allieva o di un allievo e fare con lei o con lui qualche pazzia, oggi diventa un docente che ricatta , non per amore, ma per potere. Il potere di trascinarsi i suoi giorni con uno stimolo nuovo, forse uno come tanti altri possibili.

Ma allora perché parlo di altri punti di vista per giudicare tutto questo? Perché questo squallore non é possibile che sia fine a se stesso e forse dobbiamo ammettere di essere in un periodo di decadenza: la storia del mondo passa sempre attraverso tre fasi, quella iniziale di sperimentazione, una intermedia di massimo sviluppo e una finale di decadenza. L’abbiamo studiato a scuola e spesso non capivamo cosa volesse dire questa “decadenza”. Eccola qui! Ma cosa c’é sempre dopo la decadenza se non la rinascita per ricominciare da capo? E, lo sappiamo, ogni nuovo passaggio é sempre-e deve esserlo- una salita ad un piano più in alto. Una crescita, insomma.

E a noi probabilmente é capitato di vivere nell’epoca decadente, l’avreste mai detto? Ma se siamo qui in questo preciso momento storico cui seguirà la rinascita non é che magari voglia dire che noi, proprio noi, abbiamo i semi giusti da piantare e spargere perché questa rinascita – che forse noi non vedremo sbocciare ma solo timidamente fare capolino- possa avvenire? Pensiamoci..

 

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4 pensieri riguardo “Arcimboldo, Le Jene e noi, gioiosi inquieti decadenti pieni di semi”

  1. Cara Susanna, sono cambiati i tempi da quando, sul finire degli anni ’80 eri la mia insegnante.. Ma allora non sembrava di vivere nella decadenza.. Pare un po’ corto come lasso di tempo per essere paragonabile alla parabola di una civiltà. Però io credo che tutto dipenda dal paradigma che è stato scelto. Quello tecnologico. Non era l’unico possibile, ma l’umanità più recente ha scelto così. Ray Kurzweil, un celebre tecnologo e imprenditore, nel suo libro “La singolarità è vicina” dice che ci troviamo nel “ginocchio” di una curva esponenziale, che sta ad indicare come la tecnologia sta prendendo il sopravvento sempre più velocemente sull’uomo. E’ così, la vera decadenza sta in questo secondo me, e nell’effetto che ha sull’uomo.
    Ma ci siamo dimenticati di fare i conti con l’oste come si suol dire. Ci siamo dimenticati del nostro ambiente, quello che ci sostenta, e che tu hai scelto di accogliere giustamente e profondamente nella tua vita, perchè è innegabile come noi tutti si venga da lì. Ambiente che egoisticamente stiamo usurpando e presto o tardi ne pagheremo le conseguenze. Oppure, saremo in così tanti sul pianeta, che virus e batteri ci decimeranno, come è sempre accaduto nella storia.
    La mia conclusione è comunque quella di vivere serenamente, per quanto possibile, perchè alla fine tutto ciò che conta sono le piccole cose..

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  2. Anche io penso che stiamo vivendo una fase di passaggio, accelerata dal fatto che tutto si sta trasformando rapidamente, molto più rapidamente di quanto non succedesse in passato. Non abbiamo esperienze precedenti da guardare, non abbiamo quasi il tempo di abituarci, dobbiamo viverla. Dobbiamo anche impegnarci a tenere alti i valori che contano, se non vogliamo crollare, non dico nella barbarie, ma quasi

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