Forse ho compreso questo Sanremo:chapeau!

Ho imparato qualcosa di nuovo , mai cedere alle lusinghe di un giudizio prima che qualcosa si concluda. La mia analisi della prima serata di Sanremo rimane, a mio avviso, valida solo relativamente a quella prima puntata. E ora, alla luce dello svolgimento globale, comprendo il senso dei meccanismi che avevo colto nella prima ma li valuto ben diversamente.  Avevo messo in luce la evidente superiorità professionale della Hunziker rispetto a quella di Favino e di Baglioni e avevo letto questo festival come una ripicca culturale ed esistenziale. L’ultima ripicca prima del crollo, prima di una futura immaginaria “inqualchemodorinascita”. Avevo scritto che questo festival, nella prima serata, si proponeva come una sorta di sgarbo che nascondeva una serie di risentimenti, inconsci o consci e che i due uomini, Baglioni e Favino, sembravano due vallette senza personalità, senza presenza, senza “parola”, là dove per parola intendevo sostanza. Quasi la parodia al maschile di certe vallette che si sono succedute su questo e altri palchi. Questo il quadro alla prima serata. Ma non avevo considerato che si trattava di un evento in quattro serate e, come tale, aveva un suo svolgimento interno, quasi una sorta di “evento di formazione” su imitazione dei “romanzi di formazione”. Ai romanzi siamo abituati ma non siamo soliti valutare gli eventi televisivi allo stesso modo. Sono stata affrettata e superficiale ed ora cerco di capirne il senso, dopo avere assistito all’ultima serata, quella di ieri sera dove la situazione, capovolgendosi, ha portato tutti e tre i conduttori a ricomporsi nell’Uno . Ora non vorrei peccare di dietrologia, o forse è soltanto la mia propensione a cercare dietro ad ogni significante non solo un significato ma soprattutto un Senso. Se la prima serata presentava i tre conduttori come tre aspetti separati della personalità umana, la Comunicazione, la Parola e il Pensiero, tre componenti non integrate, ancora senza una precisa rotta e comunque ben distinte tra di loro, lo svolgersi del Festival le ha armonizzate, unite, integrate. E qual è stato l’elemento che ha creato questa unità? Il cuore. Direi proprio il cuore. Man mano che le serate si snodavano sempre di più il cuore ha fatto capolino tra le parole di Savino e le idee di Baglioni , allacciandosi al cuore già manifestato pienamente dall’inizio dalla Hunziker. Gli ospiti, le canzoni in gara e fuori gara, i monologhi, i discorsi hanno portato piano piano il cuore. La commistione tra le generazioni, tra le vecchie e le nuove canzoni, l’empatia, l’attenzione al sociale, l’emozione, l’affetto, l’amicizia, la positività. In altre parole, lo ripeto, il cuore. Parlavo, nella mia prima analisi, di ultima farsa di una società in disfacimento, espressione di quella decadenza che anticipa ogni crollo del vecchio per fare posto al nuovo. Ecco, forse stavo ancora giudicando con la vecchia mentalità e non tenevo conto che questo festival, da solo, potesse avere un suo svolgimento interno a rappresentare quello che si richiede oggi per passare da un vecchi a un nuovo modello: il pensiero, la parola e la comunicazione non sono nulla senza il cuore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...